PSICOTERAPIA A NAPOLI

Abitare
le domande.

Tra libertà e legami,
un luogo per incontrare se stessi.

Sono la Dott.ssa Silvana Figlioli. La psicoterapia è, per me, un incontro con il proprio modo di esistere: con ciò che fa soffrire, con ciò che si desidera, con le possibilità ancora da riconoscere.

Napoli · Studio Tarsia e Studio Mergellina · Terapia online anche dall’estero

Esplora i film narrati ↗Esplora le autovalutazioni ↗

Illustrazione giapponese di fiori di loto rosa e foglie verdi su carta color avorio
Ogni storia ha il suo tempo per fiorire.
INIZIAMO DA QUI
Psicologa clinica e psicoterapeutaOrientamento neo-esistenzialeAlbo Psicologi Campania · A 10269

IL MIO MODO DI ESSERCI

La cura nasce
dalla passione
per l’umano.

Ritratto professionale della Dott.ssa Silvana Figlioli davanti a una libreria

Clinica, filosofia, sensibilità e cura.
Un solo filo: incontrare la persona.

Il mio impegno in Cur’Arti

Sono Silvana Figlioli. Mi appassiona ciò che rende ogni esistenza irripetibile: il modo di amare, di desiderare, di attraversare il dolore e di cercare un senso.

Sono psicologa clinica, psicoterapeuta a orientamento neo-esistenziale, riabilitatrice psichiatrica, psicodiagnosta e criminologa. Nella mia formazione, il percorso presso la SPeS di Napoli dialoga con il Master in Sessuologia, il Master in Neuropsicomotricità e la formazione in ipnosi clinica e Training Autogeno. Queste competenze danno profondità al mio sguardo e mi aiutano a costruire percorsi attenti alla storia, al corpo e alle relazioni di ciascuno.

La preparazione in criminologia e scienze forensi mi ha portata ad approfondire la complessità del comportamento umano, i contesti relazionali e le dinamiche della vulnerabilità. Nel lavoro clinico, questa attenzione si traduce nel desiderio di comprendere prima di formulare un giudizio, riconoscendo il contesto in cui un’esperienza prende forma.

La sessuologia apre uno spazio di ascolto per l’intimità, il desiderio, l’immagine corporea e le difficoltà sessuali e di coppia. L’ipnosi clinica può entrare nel percorso come strumento concordato, quando ne valuto l’appropriatezza per la persona e per gli obiettivi del lavoro. Ogni proposta nasce da una valutazione e viene condivisa, nel rispetto della libertà e del consenso.

La riabilitazione occupa un posto profondo nella mia storia professionale. Ho maturato una lunga esperienza nell’età evolutiva, anche presso AIAS Afragola, e dedico una particolare passione al lavoro con bambini e adolescenti nello spettro autistico e con disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). Mi interessano i loro modi di comunicare, le risorse, le autonomie e la possibilità di partecipare alla vita quotidiana, in dialogo con le famiglie e con la rete di cura.

Ogni bambino porta un modo singolare di incontrare il mondo. La cura comincia dal desiderio di conoscerlo.

Coltivo una passione per l’antropologia, gli archetipi e i miti: linguaggi attraverso cui l’essere umano ha raccontato l’amore, la perdita, il desiderio e il cambiamento. Li avvicino con curiosità culturale e sensibilità esistenziale, nel dialogo con la concretezza della clinica.

Il mio sentire è profondamente partenopeo. Porto con me la voce di Napoli, il suo intreccio di mare e memoria, passione e contraddizione, la sua capacità di trasformare un vissuto in racconto. Parthenope è una radice affettiva e simbolica del mio modo di abitare le storie: con attenzione, intensità e amore per questa professione.

Offro anche psicoterapia online e attualmente seguo a distanza persone che vivono fuori dall’Italia. Concordiamo gli appuntamenti tenendo conto dei fusi orari e dei ritmi di vita. Parlo italiano, inglese e francese: poter abitare le proprie parole è una parte preziosa dell’incontro.

Sono socia e componente del Consiglio Direttivo dell’ISUE, Istituto di Scienze Umane ed Esistenziali. Nel dicembre 2025 ho portato la mia riflessione sulla violenza e sulle Health Humanities al Parlamento Europeo di Strasburgo, nel percorso condiviso con S.P.Es. e il Prof. Gianfranco Buffardi.

Sono inoltre cofondatrice di Cur’Arti APS, dove l’interesse per l’arte, la cultura e la riabilitazione prende la forma di un impegno condiviso. Nel lavoro clinico mi avvalgo della collaborazione di medici psichiatri e altri professionisti sanitari quando la situazione richiede una presa in carico integrata, per costruire continuità e attenzione al benessere della persona.

Psicoterapia neo-esistenzialeCriminologiaMaster in SessuologiaIpnosi clinicaRiabilitazione psichiatricaNeuropsicomotricitàConsiglio Direttivo ISUE

«Ogni uomo porta in sé la forma intera della condizione umana.»

Michel de Montaigne · Saggi, III, 2 ↗Traduzione dal francese per questo sito.
Entriamo in contatto

CUR’ARTI APS / COFONDATRICE

Dall’ombra
alla luce.

L’arte offre una forma anche a ciò che fatica a trovare parole.

Sono cofondatrice dell’associazione di promozione sociale Cur’Arti APS. Qui il mio lavoro di psicologa e riabilitatrice incontra una progettualità comune: rendere l’esperienza artistica e culturale accessibile, avvicinando luoghi di cura e luoghi di cultura.

La storia del progetto Cur’Arti prende forma dall’intuizione della Dott.ssa Francesca Barrella, medico internista e presidente dell’associazione, e cresce attraverso una rete di professionisti, associazioni e istituzioni. La mia partecipazione si colloca in questo lavoro corale, con attenzione alla dimensione psicologica, riabilitativa ed esistenziale della cura.

01 / IL PROGETTO

Un museo dentro
un luogo di cura.

«Dall’Ombra alla Luce» è il progetto di cui Cur’Arti APS è capofila, nell’ambito del bando del Terzo Settore della Regione Campania. Il suo percorso ha portato al Museo Ambulatorio Cur’Arti presso l’ospedale CTO di Napoli, presentato nel luglio 2024: uno spazio in cui accessibilità all’arte e attenzione alla fragilità entrano in dialogo.

02 / L’ESPERIENZA SENSORIALE

Il corpo incontra
immagini e suoni.

Nel Museo Ambulatorio trova posto una stanza multisensoriale, pensata per integrare linguaggi espressivi e percorsi riabilitativi. È un contesto che invita a interrogare le possibilità dell’esperienza sensoriale, della relazione e della partecipazione, rispettando le esigenze individuali.

03 / LA RETE

Università, territorio
e inclusione.

La collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Parthenope ha accompagnato laboratori di arteterapia e progettualità che intrecciano linguaggi artistici, formazione e inclusione. Il contributo che porto in Cur’Arti comprende co-progettazione clinico-sociale, attività culturali e divulgazione sul rapporto tra salute mentale, humanities e cura.

La bellezza può diventare un’occasione d’incontro. È a quell’incontro che desidero contribuire.

La mia esperienza a Strasburgo

IL MIO PERCORSO / CLINICA, RICERCA E CULTURA

La parola della cura.
Dentro e oltre lo studio.

La formazione è un dialogo che continua.
L’impegno culturale ne custodisce le domande.

STRASBURGO03DICEMBRE 2025

IL MIO INTERVENTO AL PARLAMENTO EUROPEO

La violenza come
ferita dell’umano.

Il 3 dicembre 2025 ho partecipato come relatrice a un convegno internazionale ospitato al Parlamento Europeo di Strasburgo. Nel contesto del mio percorso con la Scuola di Psicoterapia neoEsistenziale S.P.Es., diretta dal Prof. Gianfranco Buffardi, ho portato un contributo sul rapporto tra violenza, esperienza umana e cura.

«La violenza come ferita dell’umano: verso un nuovo patto di cura attraverso le Health Humanities».

Per me, portare questa riflessione in un luogo di confronto internazionale ha significato condividere una domanda che attraversa anche il lavoro clinico: come riconoscere la persona nella sua vulnerabilità, custodirne la dignità e costruire relazioni capaci di ascolto? Le Health Humanities offrono un terreno di dialogo tra saperi clinici, filosofia, cultura e linguaggi dell’esperienza.

Programma del convegno · intervento e data ↗

IL MIO IMPEGNO NELL’ISTITUTO

Silvana Figlioli
Consigliera ISUE.

Sono socia e componente del Consiglio Direttivo dell’Istituto di Scienze Umane ed Esistenziali. Un impegno che lega la mia pratica clinica allo studio, alla formazione e alla diffusione del pensiero neo-esistenziale.

Dal 1988, una ricerca sull’esistenza.

L’ISUE nasce nel febbraio 1988 per promuovere lo studio e la diffusione del pensiero esistenziale nelle discipline che approfondiscono la condizione umana. È stato fondato da Renato Buffardi, Ferdinando Brancaleone, Fernando Boscaino e Gianfranco Buffardi.

Da oltre trent’anni l’Istituto sviluppa ricerca filosofica e psicologica secondo il modello esistenziale, successivamente denominato neo-esistenziale. Promuove la formazione nelle discipline d’aiuto, tra cui psicoterapia e counseling, il confronto con metodologie di sostegno diffuse in Europa e nel mondo e la ricerca di pratiche integrate per affrontare il disagio esistenziale.

Una particolare attenzione è rivolta al dialogo operativo tra medici, psicologi e altri professionisti della cura, anche quando la sofferenza si intreccia con problematiche psichiatriche.

Storia e finalità dell’Istituto ↗

IL MIO RIFERIMENTO FORMATIVO

Prof. Gianfranco Buffardi

Direttore S.P.Es. · Presidente ISUE

Il mio percorso nella psicoterapia neo-esistenziale si colloca nella Scuola S.P.Es. diretta dal Prof. Gianfranco Buffardi, il cui profilo riunisce competenze mediche, psicoterapeutiche, filosofiche e bioetiche.

  • Medico, specialista in Psichiatria, abilitato in Psicologia.
  • Psicoterapeuta, dottore in Filosofia e Ph.D. in Bioetica.
  • Già direttore dell’U.O.S.M. del distretto sanitario 13 dell’ASL Caserta.
  • Professore invitato presso la Facoltà di Filosofia A.P.R.A., Roma.
  • Didatta a contratto presso università nazionali.
  • Socio della Federation for Existential Therapy in Europe.
  • Presidente dell’Istituto di Scienze Umane ed Esistenziali, Napoli.
  • Direttore della Scuola di Psicoterapia neoEsistenziale S.P.Es.

Profilo professionale di Gianfranco Buffardi ↗

02 / COME LAVORO

La tua storia.
Il tuo modo
di essere al mondo.

Esistere significa trovarsi dentro una storia e, insieme, interrogare la direzione che può prendere. Nell’approccio neo-esistenziale la domanda sul dolore incontra quella sul senso: come vivo i miei legami? Quale spazio riconosco alla mia libertà? Che cosa sento davvero mio?

La riflessione filosofica entra in dialogo con l’ascolto clinico. Le parole diventano un modo per avvicinarsi all’esperienza concreta: al corpo, alle emozioni, alle relazioni, alle scelte possibili dentro le condizioni reali della vita.

Entra nelle domande
I

Ascoltare, senza anticipare

Accogliere emozioni e domande, anche quando sono difficili da esprimere. Dare tempo al racconto, senza ridurre una persona a un’etichetta.

II

Comprendere, insieme

Esplorare le relazioni, le scelte e i modi in cui affronti ciò che accade. Uno sguardo che tiene in dialogo pensieri, emozioni e vissuto corporeo.

III

Riconoscere le possibilità

Fare spazio ai tuoi valori e alle tue risorse. Cercare un modo di abitare la propria vita che sia più consapevole e vicino a ciò che conta per te.

GLI AMBITI CLINICI

Dare un nome al dolore.
Incontrare la persona.

Una valutazione condivisa orienta il lavoro.
Ogni storia chiede un percorso personale.

01

Ansia e attacchi di panico

Percorsi psicologici e psicoterapeutici per i disturbi d’ansia, gli attacchi di panico e le difficoltà che limitano la vita quotidiana, con attenzione ai vissuti corporei ed emotivi.

02

Depressione e sofferenza emotiva

Ascolto e psicoterapia nelle esperienze depressive, nella perdita di interesse e nella difficoltà a riconoscere risorse e significato, con eventuale integrazione psichiatrica.

03

Disturbi da uso di sostanze

Comprensione della funzione che l’uso di sostanze assume nella storia della persona e sostegno al cambiamento, in raccordo con professionisti sanitari e servizi specialistici quando necessario.

04

Internet, videogiochi e dipendenze comportamentali

Valutazione e intervento sull’uso problematico di internet, videogiochi e tecnologie digitali, quando il loro impiego interferisce con relazioni, studio, lavoro o altre dimensioni della vita.

05

Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione

Intervento psicologico e psicoterapeutico sul rapporto con il cibo, il corpo e l’immagine di sé, nell’ambito di una presa in carico multidisciplinare quando indicata.

06

Coppia, intimità e sessualità

Terapia di coppia e ascolto delle difficoltà relazionali e sessuali: conflitti, tradimenti, fiducia, desiderio, vergogna e cambiamenti del corpo nelle diverse fasi della vita.

07

Disturbi dello spettro psicotico

Sostegno psicologico, psicoterapia e riabilitazione in percorsi integrati con medici psichiatri, con attenzione alla continuità della cura, alle relazioni e alla qualità della vita.

08

Autismo, ADHD ed età evolutiva

Interventi clinico-riabilitativi con bambini e adolescenti nello spettro autistico e con ADHD, orientati ai bisogni individuali, alle risorse, alla comunicazione e alle autonomie, in dialogo con la famiglia e la rete di cura.

09

Violenza psicologica e relazionale

Ascolto e sostegno psicologico nelle esperienze di violenza, coercizione e svalutazione, con attenzione alla sicurezza, all’autodeterminazione e alle conseguenze emotive e relazionali. Quando necessario, il percorso si integra con la rete sanitaria e i servizi di tutela.

10

Violenza sui minori e tutela dell’età evolutiva

Intervento psicologico nelle situazioni di maltrattamento, abuso e violenza assistita che coinvolgono bambini e adolescenti. L’ascolto si costruisce nel rispetto dell’età, dei bisogni e dei tempi del minore, in raccordo con le figure e i servizi competenti per la protezione.

Una rete di cura intorno alla persona.

Mi avvalgo della collaborazione di medici psichiatri e di altri professionisti sanitari per costruire, quando necessario e con il consenso della persona, un percorso integrato. La valutazione e la prescrizione dei farmaci competono al medico; il lavoro psicologico e psicoterapeutico mantiene il proprio spazio di ascolto e continuità.

LA CURA, ANCHE A DISTANZA

Luoghi diversi.
Uno spazio per esserci.

Psicoterapia online
in italiano, inglese e francese.

Anche lontano da casa, possiamo cercare parole che ci facciano sentire a casa dentro di noi. La distanza geografica può trovare un luogo d’incontro nella continuità della relazione.

01 / OLTRE LA DISTANZA

Un percorso online,
con la tua storia al centro.

Erogo prestazioni di psicoterapia online e attualmente lavoro anche con persone che non vivono in Italia. Il colloquio a distanza offre uno spazio per esplorare difficoltà, relazioni, cambiamenti e domande di senso nel proprio contesto di vita.

02 / TEMPI DA CONCORDARE

Il tuo tempo.
Il tuo fuso orario.

Concordiamo gli appuntamenti tenendo conto della differenza di orario e delle distanze. Nella richiesta puoi indicare il Paese in cui ti trovi, il fuso e le fasce che preferisci: ti confermerò una disponibilità sostenibile per entrambi, con l’orario locale esplicitato.

03 / LE LINGUE DELL’INCONTRO

Le parole
in cui riconoscerti.

Parlo italiano, inglese e francese. Possiamo concordare la lingua del colloquio, per dare spazio alle sfumature della tua esperienza e al significato personale delle parole che scegli.

ItalianoEnglishFrançais

Nel primo confronto valutiamo insieme l’appropriatezza della modalità online e le condizioni per il lavoro dal Paese in cui ti trovi. Concordiamo piattaforma, riservatezza, orari e modalità prima di iniziare.

Chiedi un colloquio online

IL TEMPO DELL’INCONTRO

Qui, adesso.
Anche nel tuo mondo.

Confronta l’ora di Napoli con la tua.
Gli orari si aggiornano automaticamente.

LO STUDIO / NAPOLI

Europe/Rome

IL TUO ORARIO

Rilevamento del fuso orario…

Il fuso iniziale viene letto dalle impostazioni del dispositivo. Puoi cambiarlo: il confronto considera anche l’ora legale. Gli appuntamenti e la disponibilità vanno concordati personalmente.

Usa questo fuso nella richiesta

03 / UNA RUBRICA DA ESPLORARE

La dottoressa
risponde.

Le domande che ci attraversano.
Una lettura esistenziale per abitarle.

Riflessioni divulgative della Dott.ssa Silvana Figlioli. Scegli un tema, cerca una parola o lasciati incontrare da una domanda.
RISPOSTA
GRATUITA

La tua domanda merita una risposta accurata.

Ogni domanda inviata alla rubrica riceverà una mia risposta personale, accurata e completamente gratuita, via email. Quando, secondo la mia valutazione professionale, può essere utile un approfondimento, accompagnerò la risposta con un consiglio sull’opportunità di un colloquio o di un percorso terapeutico.

La risposta è un primo orientamento. La scelta di intraprendere un percorso resta libera; modalità e compensi degli eventuali incontri vengono concordati prima dell’avvio.

13 riflessioni da esplorare

01 / TRADIMENTO

Dopo un tradimento,
da dove si ricomincia?

Apri la riflessione

Un tradimento può incrinare la fiducia nel legame e il modo in cui leggiamo la storia condivisa. La domanda su ciò che è accaduto si intreccia spesso con un’altra: che cosa significa, adesso, per me?

Prima di scegliere se restare o separarsi, può essere importante dare spazio al dolore e distinguere fatti, interpretazioni, desideri e limiti. Il confronto richiede che ciascuno possa parlare senza essere costretto a perdonare, a minimizzare o a decidere subito.

Uno spazio individuale o, quando appropriato, di coppia può aiutare a comprendere che cosa si è spezzato e quali condizioni renderebbero possibile una scelta consapevole. La responsabilità di chi ha tradito non si trasferisce a chi ne ha subito la ferita.

UNA DOMANDA DA PORTARE CON TE

Di che cosa ho bisogno per ritrovare fiducia nel mio modo di sentire e di scegliere?

02 / TRIANGOLAZIONI AMOROSE

Perché resto dentro
un triangolo amoroso?

Apri la riflessione

Quando il legame coinvolge una terza persona, possiamo ritrovarci tra attesa, confronto e speranza. A volte il posto occupato nella relazione sembra dipendere da una scelta che viene continuamente rinviata.

Una lettura esistenziale invita a interrogare il proprio esserci: quale relazione sto vivendo concretamente? Quali accordi sono stati espressi e quali soltanto immaginati? Quale parte del mio desiderio rimane sospesa nell’attesa dell’altro?

Comprendere la triangolazione richiede ascolto delle persone e del contesto. È utile distinguere gli accordi affettivi consensuali dalle situazioni segnate da segreti, inganno o pressione. Il percorso può aiutare a riconoscere bisogni, confini e possibilità di scelta senza ridurre nessuno a un ruolo fisso.

UNA DOMANDA DA PORTARE CON TE

Se guardassi il legame così com’è oggi, quale spazio riconoscerei alla mia vita?

03 / MENOPAUSA E CORPO

Il corpo cambia.
Posso ancora riconoscermi?

Apri la riflessione

La menopausa può interrogare il rapporto con il corpo, il desiderio e l’immagine di sé. Ogni esperienza è personale: ai cambiamenti fisici si intrecciano la propria storia, le relazioni e i significati culturali attribuiti all’età.

La paura può riguardare il sentirsi meno desiderabili, la perdita di familiarità con il corpo o il timore di non corrispondere più a un’immagine attesa. Dare parola a questi vissuti permette di comprenderli senza chiedersi di accettare tutto immediatamente.

L’ascolto psicologico può accompagnare questo passaggio. Eventuali sintomi fisici o difficoltà sessuali meritano anche una valutazione medica o ginecologica: il lavoro sulla corporeità e il confronto sanitario possono procedere in dialogo.

Approfondimento: OMS · Menopausa ↗
UNA DOMANDA DA PORTARE CON TE

Quale sguardo rivolgo al corpo che cambia, e di quale cura ho bisogno oggi?

04 / CORPOREITÀ CHE CAMBIA

Come abitare un corpo
che sento diverso?

Apri la riflessione

Il corpo è il luogo da cui incontriamo il mondo. Quando cambia, può cambiare anche il modo in cui ci esponiamo allo sguardo degli altri, riconosciamo i nostri desideri o ci sentiamo a nostro agio nell’intimità.

Può esserci una distanza tra il corpo vissuto e l’immagine che vorremmo mantenere. Ascoltarla significa interrogare la storia di quello sguardo: quali attese mi accompagnano? Che cosa temo di perdere? Quali esperienze mi fanno sentire presente e in relazione?

La cura può cominciare da un linguaggio meno punitivo, capace di riconoscere ciò che il corpo attraversa e ciò di cui ha bisogno. Quando ci sono difficoltà persistenti o sintomi fisici, la valutazione psicologica e quella medica possono aiutare a chiarire il percorso.

UNA DOMANDA DA PORTARE CON TE

Posso riconoscere al mio corpo un valore che comprenda anche la sua storia?

05 / SESSUALITÀ

Come parlare di sesso
senza sentirmi giudicata?

Apri la riflessione

La sessualità riguarda anche il desiderio, il piacere, l’intimità e il modo in cui sentiamo di poter abitare il corpo. Le parole che abbiamo ricevuto su questi temi possono renderli facili da condividere oppure difficili perfino da nominare.

Uno spazio di ascolto sessuologico può aiutare a distinguere ciò che desideriamo dalle aspettative di prestazione, dai timori e dalle pressioni. Il rispetto dell’identità, dei confini e del consenso è parte essenziale di questo dialogo.

Quando una difficoltà si accompagna a dolore o a cambiamenti fisici, può essere indicato integrare l’approfondimento psicologico con quello medico. La domanda viene accolta nella sua complessità, senza ricondurre tutto al corpo o tutto alla psiche.

Approfondimento: OMS · Salute sessuale ↗
UNA DOMANDA DA PORTARE CON TE

Quali parole vorrei poter usare per dire ciò che sento, desidero o non desidero?

06 / GIOCHI EROTICI

Posso raccontare
le mie fantasie erotiche?

Apri la riflessione

Fantasie e giochi erotici possono aprire domande sul desiderio, sulla fiducia e sulla possibilità di mostrarsi. Raccontare una fantasia non obbliga a realizzarla: può essere un modo di esplorare il significato che ha per sé.

Tra persone adulte, il confronto su eventuali esperienze condivise richiede un consenso libero, informato, specifico e revocabile, rispetto dei limiti e attenzione alla sicurezza. Nessuno è tenuto ad accettare una proposta per dimostrare amore o evitare di deludere.

Se un desiderio suscita vergogna, conflitto o sofferenza, può essere accolto in un colloquio, per comprenderne il posto nella propria esperienza. Si può dare spazio alla parola mantenendo piena libertà di scegliere ciò che si vuole e ciò che non si vuole vivere.

Approfondimento: OMS · Salute sessuale ↗
UNA DOMANDA DA PORTARE CON TE

In quali condizioni potrei parlare del desiderio sentendomi libera anche di dire no?

07 / VERGOGNA

E se mi vergognassi
di ciò che provo?

Apri la riflessione

La vergogna può farci sentire esposti a uno sguardo che giudica l’intera persona. A volte rende difficile raccontare un bisogno, un desiderio o una sofferenza, come se nominarli significasse consegnare all’altro il potere di definirci.

Il primo passo può essere riconoscere che cosa accade in quei momenti: quale giudizio temo? Da quali esperienze sembra provenire? Quale distanza si apre tra ciò che vivo e ciò che penso di dover essere?

Nel colloquio si può trovare gradualmente una forma per il racconto, rispettando tempi e confini. Non occorre dire tutto subito. Anche una parola esitante può aprire uno spazio in cui sentirsi ascoltati e riconoscere che un’esperienza non esaurisce il proprio valore.

UNA DOMANDA DA PORTARE CON TE

Che cosa cambierebbe se potessi raccontare questa parte di me a qualcuno capace di ascoltare?

08 / SOLITUDINE

Perché mi sento sola
anche accanto a qualcuno?

Apri la riflessione

La presenza dell’altro e il sentirsi incontrati sono esperienze differenti. Possiamo condividere una stanza e avvertire che ciò che proviamo non trova ascolto; possiamo essere fisicamente soli e sentirci in una relazione viva.

Una lettura esistenziale invita a distinguere l’isolamento dalla singolarità: nessuno può vivere la nostra esperienza al nostro posto, ma possiamo raccontarla e renderla condivisibile. L’incontro nasce anche da questo limite, dal riconoscimento che l’altro resta un altro.

Il sentimento di solitudine può allora aprire domande sul legame: quale parte di me trova spazio? Che cosa riesco a chiedere? Che cosa mi aspetto che l’altro intuisca senza parole? Comprendere questa esperienza richiede attenzione alla storia e al contesto in cui prende forma.

UNA DOMANDA DA PORTARE CON TE

In quali momenti mi sento davvero incontrata, e che cosa accade in quei momenti?

09 / LIBERTÀ

Perché scegliere
mi fa così paura?

Apri la riflessione

Scegliere dà una forma alla nostra vita e lascia altre possibilità sullo sfondo. La paura può affacciarsi proprio qui: nel desiderio di avere una garanzia prima di esporsi a una direzione.

La libertà umana prende corpo dentro condizioni concrete. La storia personale, i legami, le risorse e i vincoli rendono alcune possibilità vicine e altre difficili da raggiungere. Riconoscerlo consente di parlare di responsabilità con misura, senza trasformarla in una colpa per tutto ciò che accade.

Nel lavoro su una scelta può essere utile domandarsi quali valori la sostengano, quale rischio si sia disposti ad attraversare e quale sostegno serva. A volte il primo movimento possibile è piccolo: raccogliere un’informazione, nominare un limite, concedersi un tempo definito per capire.

UNA DOMANDA DA PORTARE CON TE

Dentro i limiti di oggi, qual è una possibilità che posso riconoscere come mia?

10 / AMORE

Si può amare
senza smarrire se stessi?

Apri la riflessione

Un legame ci trasforma: incontrare qualcuno significa lasciarsi toccare da una presenza che non controlliamo interamente. La domanda diventa allora quale spazio resti, nella relazione, per la voce di entrambi.

Possiamo desiderare una vicinanza intensa e, nello stesso tempo, avere bisogno di confini, tempi propri e riconoscimento. Queste esigenze chiedono di essere comprese nella singolarità di ogni storia. Il timore di perdere l’altro può talvolta rendere difficile dire ciò che sentiamo o riconoscere ciò che ci ferisce.

Uno sguardo esistenziale interroga il modo in cui scegliamo di esserci: quali parti di me porto nel legame? Quali tratteniamo per paura? E quanto spazio riconosco alla libertà dell’altro? L’incontro si approfondisce quando queste domande diventano dicibili.

UNA DOMANDA DA PORTARE CON TE

Come posso esprimere un bisogno senza rinunciare alla mia voce e senza decidere al posto dell’altro?

11 / DESIDERIO

Questo desiderio è mio,
o sto cercando approvazione?

Apri la riflessione

Il desiderio cresce anche attraverso gli incontri, le attese familiari e gli sguardi ricevuti. Cercare ciò che sentiamo nostro richiede perciò un ascolto paziente, capace di riconoscere le molte voci che abitano una scelta.

Può aiutarci osservare come cambia il rapporto con un progetto quando immaginiamo di sottrarlo, per un momento, al giudizio altrui. Rimane curiosità? Sento coinvolgimento, fatica, vitalità? Oppure tutto il suo valore sembra dipendere dall’essere finalmente riconosciuti?

Questi segnali non danno un verdetto. Possono aprire un’esplorazione: quale posto ha l’approvazione nella mia storia? Posso tollerare di deludere un’attesa? A quali desideri concedo il diritto di diventare una domanda, ancora prima di trasformarli in una decisione?

UNA DOMANDA DA PORTARE CON TE

Se nessuno potesse applaudire questa scelta, che cosa continuerebbe ad attirarmi?

12 / TEMPO

Sono in ritardo
rispetto alla mia vita?

Apri la riflessione

La sensazione di essere in ritardo spesso nasce dal confronto tra la vita vissuta e una sequenza immaginata di traguardi. L’età, i progetti, le storie degli altri possono diventare un calendario con cui misurare il proprio valore.

Il tempo dell’esperienza ha anche un’altra profondità: ci sono passaggi che chiedono attesa, decisioni rimandate che pesano e possibilità che diventano riconoscibili solo dopo un cambiamento. Ascoltare questo tempo significa prendere sul serio ciò che accade ora e la storia da cui proviene.

La riflessione può partire dal significato di quel ritardo: rispetto a quale attesa mi misuro? Che cosa temo di avere perso? Che cosa resta concretamente possibile? Talvolta recuperare un rapporto personale con il tempo apre uno spazio di azione più abitabile.

UNA DOMANDA DA PORTARE CON TE

Quale passo avrebbe valore per me oggi, anche senza somigliare al percorso degli altri?

13 / SENSO

Chi sono, quando
non mi riconosco più?

Apri la riflessione

In certi passaggi i ruoli e le parole con cui ci siamo descritti sembrano diventare stretti. Un cambiamento, una perdita o una scelta possono interrogare il modo in cui ci riconosciamo nella nostra storia.

La domanda sull’identità può allora essere avvicinata come un racconto ancora aperto: che cosa resta significativo? Quali legami e valori continuano a orientarmi? Quali parti di me hanno bisogno di trovare un linguaggio nuovo?

Non riconoscersi può essere un’esperienza faticosa e merita ascolto. Non occorre darle subito un significato positivo o una soluzione. Il percorso può iniziare dal concedere realtà alla confusione, cercando parole, sostegno e piccoli punti di continuità dentro ciò che cambia.

UNA DOMANDA DA PORTARE CON TE

Quale parte della mia storia desidero portare con me, mentre qualcosa sta cambiando?

C’è una domanda che ti accompagna?

Scrivimi: riceverai una risposta accurata e completamente gratuita.

Le riflessioni pubblicate sono spunti editoriali, non racconti di pazienti. Le risposte individuali arrivano privatamente via email. Un’eventuale pubblicazione viene concordata. La rubrica non sostituisce una valutazione clinica o un percorso di cura.

Scena contemplativa di un giardino giapponese con uno stagno di loto, osservato da una soglia in legno
INTERVALLI / UNO SPAZIO PER LO SGUARDO

Anche una soglia
è un luogo da abitare.

Paesaggio immaginato · immagine originale generata

04 / I PERCORSI

Da dove possiamo partire.

Non occorre avere già le parole giuste.
Possiamo cercarle insieme.

UNO SPAZIO PER TE

Quando qualcosa chiede
di essere ascoltato.

Una difficoltà che ritorna, una relazione che interroga, un cambiamento che disorienta. Il colloquio offre uno spazio per esplorare ciò che vivi e il modo in cui ti rapporti a te e agli altri.

  • Emozioni e difficoltà personali
  • Relazioni affettive e familiari
  • Scelte, cambiamenti e ricerca di senso
Parliamone insieme

FILM NARRATI / MENTE E RELAZIONE

La vita ci attraversa.
Possiamo comprenderla.

Sette film originali in movimento.
Oltre un minuto ciascuno, con voce italiana e sottotitoli selezionabili.

Un viaggio fra incontro terapeutico, cervello ed esperienza. Modelli tridimensionali, movimenti di camera, connessioni illustrate e aree nominate accompagnano una narrazione calma. Puoi fermarti, attivare i sottotitoli e leggere ogni testo.

· voce italiana
01 / FILM 3D NARRATO

La bellezza dell’incontro

L’ascolto, la parola e la possibilità di costruire insieme un percorso personale.

Leggi la trascrizione e le fonti

La cura può cominciare quando un’esperienza trova qualcuno disposto ad ascoltarla. Entrare in terapia significa portare una storia, con le sue domande, le sue contraddizioni e le parole che ancora mancano.

Le due forme che si avvicinano rappresentano un incontro. Mantengono una distanza e una propria identità: la relazione terapeutica si costruisce nel rispetto dei confini e della libertà della persona.

Nel colloquio possiamo dare un nome a ciò che accade, riconoscere i significati che attribuiamo alle relazioni e osservare come affrontiamo le possibilità della nostra vita.

La ricerca collega la qualità dell’alleanza terapeutica agli esiti del percorso. È un’associazione, non una garanzia individuale. Obiettivi, tempi e modalità si discutono insieme.

Anche un dubbio può diventare una domanda da condividere. Non occorre arrivare con tutto chiaro, né trovare subito una spiegazione per ogni emozione.

La bellezza dell’incontro è la possibilità di sentirsi riconosciuti nella propria complessità. Un passo alla volta, il lavoro cerca parole e scelte che abbiano senso per te.

Flückiger et al., 2018 · alleanza terapeutica ↗

· voce italiana
02 / FILM 3D NARRATO

Cervello, esperienza e terapia

Un modello tridimensionale per osservare il dialogo fra reti e comprendere i limiti delle immagini cerebrali.

Corteccia prefrontaleCingolo anterioreInsula anterioreIppocampo
Leggi la trascrizione e le fonti

Il cervello partecipa a ogni esperienza, ma una persona è molto più di un’immagine del proprio cervello. La sua storia comprende corpo, relazioni, cultura e significati.

Nel modello ruotano due emisferi e alcune connessioni illustrative. La corteccia prefrontale, il cingolo, l’insula e l’ippocampo partecipano a processi diversi, in dialogo con molte altre strutture.

La memoria, l’attenzione, la consapevolezza del corpo e la regolazione emotiva coinvolgono reti distribuite. Una stessa regione può contribuire a compiti differenti.

Studi su trattamenti e condizioni specifiche hanno osservato cambiamenti dell’attività cerebrale associati alla psicoterapia. Non dimostrano che tutte le terapie producano lo stesso effetto, né consentono previsioni certe per il singolo.

I colori sono una guida didattica. Le posizioni sono approssimative; le luci in movimento non rappresentano impulsi nervosi misurati, una scansione o un esame clinico.

In terapia, la ricerca dialoga con l’ascolto della tua esperienza. Il percorso viene valutato attraverso il confronto, gli obiettivi condivisi e ciò che cambia concretamente nella tua vita.

Goldapple et al., 2004 · psicoterapia e attività cerebrale ↗

· voce italiana
03 / FILM 3D NARRATO

Credere nell’atto terapeutico

Fiducia, obiettivi condivisi e libertà di interrogare il senso della cura.

Leggi la trascrizione e le fonti

Credere nella possibilità della cura può significare concedersi uno spazio per cercare, anche quando non sappiamo ancora quale direzione prendere. La fiducia ha bisogno di tempo e di esperienze condivise.

Questo loto in movimento è una metafora. Le foglie si aprono con ritmi differenti: anche un percorso personale può attraversare momenti di scoperta, fatica, attesa e ripensamento.

La relazione terapeutica si costruisce quando possiamo comprendere il metodo, discutere gli obiettivi e sentire che le nostre domande vengono accolte con rispetto.

La ricerca associa una buona alleanza agli esiti della psicoterapia. Fidarsi non significa rinunciare al proprio giudizio o promettersi che ogni difficoltà scomparirà.

Possiamo parlare anche di ciò che non funziona, di una distanza, di un disagio nel colloquio. Queste parole aiutano a valutare e, quando serve, a riorientare il lavoro.

L’atto terapeutico prende forma nell’incontro tra una competenza professionale e una vita singolare. La tua libertà di scegliere, chiedere chiarimenti e partecipare resta parte essenziale di quella relazione.

Flückiger et al., 2018 · alleanza terapeutica ↗

· voce italiana
04 / FILM 3D NARRATO

Quando un legame si spezza

Delusione amorosa: motivazione, perdita e valutazione dell’esperienza, oltre l’idea di un solo «centro dell’amore».

Area tegmentale ventraleStriato ventraleCorteccia prefrontaleCingolo anteriore
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Quando un amore si interrompe, può sembrare che a mancare sia una parte del nostro mondo. Il dolore che provi merita ascolto.

In questo modello si illuminano alcune reti studiate nella delusione amorosa: l’area tegmentale ventrale e lo striato ventrale, coinvolti nella motivazione e nella ricompensa, insieme a regioni prefrontali e del cingolo, che partecipano alla valutazione dell’esperienza e alla regolazione emotiva.

Non esiste un unico punto del cervello dove abita l’amore. Negli studi di gruppo, guardare la fotografia di una persona amata che ci ha lasciato può coinvolgere anche sistemi che sostengono il desiderio di ritrovare quel legame.

Questo non significa che ogni separazione sia una dipendenza o una malattia. I colori che vedi sono una guida didattica, non una scansione del tuo cervello.

Nel dialogo terapeutico si può dare parola alla perdita, distinguere il bisogno dal giudizio su di sé e cercare, con il proprio tempo, nuove possibilità di relazione.

Fisher et al., 2010 · studio fMRI, 15 partecipanti ↗

· voce italiana
05 / FILM 3D NARRATO

Ritrovare un senso di sicurezza

Le risposte alla violenza e al trauma sono personali. Il primo orientamento della cura è la sicurezza.

AmigdalaCorteccia prefrontalePrefrontale ventromediale
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Dopo una violenza, il corpo e la mente possono continuare a cercare protezione anche quando il pericolo è passato. Non è colpa di chi ha subito.

In questo modello osserviamo l’amigdala e regioni prefrontali laterali e mediali: partecipano, insieme a molte altre strutture, alla rilevanza emotiva e alla regolazione delle risposte.

La ricerca sul trauma descrive modi differenti in cui queste reti possono comunicare. Alcune persone avvertono allarme, altre distanza dalle proprie emozioni; non tutti sviluppano un disturbo da stress post-traumatico.

I colori illustrano reti studiate, non misurano una ferita e non permettono diagnosi individuali. La priorità è la sicurezza.

Un percorso di cura può offrire tempi rispettosi, ascolto e strumenti concordati, senza obbligare a raccontare tutto subito. Le ricerche su specifiche psicoterapie osservano cambiamenti associati al trattamento, ma non promettono lo stesso risultato per ogni persona.

Ritrovare fiducia è un percorso personale, da costruire insieme, un passo alla volta.

NIMH · eventi traumatici e PTSD ↗ · Fonzo et al., 2017 · studio su PTSD e terapia di esposizione ↗

· voce italiana
06 / FILM 3D NARRATO

Uno spazio per tornare al presente

Attenzione, consapevolezza corporea e regolazione emotiva: una serenità che lascia spazio alle emozioni.

Corteccia prefrontaleCingolo anterioreInsula anteriore
Leggi la trascrizione e le fonti

La serenità non richiede di spegnere le emozioni. Può nascere quando troviamo uno spazio per riconoscerle e scegliere come rispondere.

Nel modello si illuminano la corteccia prefrontale, il cingolo anteriore e l’insula: sono alcune delle regioni studiate nei processi di attenzione, consapevolezza del corpo e regolazione emotiva.

Non esiste un interruttore cerebrale della calma. Le reti dialogano in modi diversi secondo la persona, il contesto e il compito.

Negli studi sperimentali, pratiche di consapevolezza e strategie per riconsiderare una situazione mostrano associazioni con l’attività di queste reti; non sono la stessa cosa di una terapia, né una soluzione universale.

I colori sono una rappresentazione didattica, non la misura della tua serenità. Nel percorso terapeutico possiamo esplorare ciò che ti sovraccarica, dare un nome ai tuoi bisogni e cercare modi sostenibili di prendertene cura.

Anche una pausa, un confine o una parola condivisa possono diventare occasioni per incontrare il presente con maggiore libertà.

Zeidan et al., 2014 · studio sperimentale, 15 adulti sani ↗ · Ochsner et al., 2002 · regolazione cognitiva delle emozioni ↗

· voce italiana
07 / FILM 3D NARRATO

Il valore che non chiede un voto

Il rapporto con lo sguardo altrui, le valutazioni di sé e la possibilità di riconoscere il proprio valore.

Prefrontale ventromedialeStriato ventraleInsula anteriore
Leggi la trascrizione e le fonti

La stima di sé non è un voto da ottenere, né una prestazione da esibire. È il modo, mutevole e personale, in cui impariamo a riconoscere il nostro valore.

Qui si illuminano la corteccia prefrontale ventromediale, lo striato ventrale e l’insula: alcune delle regioni studiate quando le persone ricevono valutazioni sociali e aggiornano l’immagine di sé.

Non sono contenitori dell’autostima. L’esperienza nasce da reti distribuite e dalla storia di ciascuno. In esperimenti di gruppo, l’attività di questi circuiti è risultata associata alle aspettative di approvazione e ai cambiamenti momentanei nella valutazione di sé.

Questo non significa che un’immagine del cervello possa stabilire quanto vali. I colori che scorrono sono illustrativi.

In terapia possiamo interrogare la voce interiore che giudica, riconoscere limiti e risorse e distinguere il desiderio di essere amati dalla necessità di piacere a tutti.

La ricerca orienta la comprensione; la tua esperienza resta unica e non è racchiusa in una mappa.

Will et al., 2017 · cambiamenti momentanei nell’autostima ↗ · Chavez e Heatherton, 2015 · connettività e autostima ↗

Una mappa per orientarsi.
Una persona da incontrare.

I colori indicano le regioni nominate: non misurano attività, danno o guarigione. I modelli cerebrali hanno anatomia e posizioni approssimative; non sono scansioni, mappe cliniche individuali o simulazioni di ciò che accade in una specifica persona. Le luci sulle connessioni sono illustrative.

La ricerca descrive associazioni in gruppi, compiti e trattamenti specifici, talvolta in campioni piccoli. Delusione, trauma, serenità e stima di sé coinvolgono reti distribuite e una storia personale: nessuna immagine permette da sola una diagnosi o una previsione dell’esito terapeutico.

La voce narrante è sintetica, italiana, creata per questi contenuti. I sottotitoli e le trascrizioni sono disponibili nella lingua del sito. Le fonti e le trascrizioni sono disponibili sotto ogni film. Il video sulla violenza contiene solo una spiegazione divulgativa, senza immagini di aggressioni; puoi interromperlo in ogni momento.

«Viva, ora,
le domande.»

RAINER MARIA RILKE
Lettera a Franz Xaver Kappus · 16 luglio 1903 ↗Traduzione dal tedesco per questo sito.

05 / IL PRIMO PASSO

Come iniziare.

Un primo colloquio è uno spazio di conoscenza.
Il percorso si costruisce a partire da lì.

01

Entriamo in contatto

Puoi scrivermi o chiamarmi per chiedere informazioni e concordare un appuntamento.

02

Diamo spazio alla domanda

Nel primo incontro esploriamo ciò che ti ha portato qui, le tue aspettative e le tue necessità.

03

Concordiamo il percorso

Valutiamo insieme obiettivi, modalità, frequenza e aspetti pratici degli incontri.

FERMARSI / OSSERVARSI / COMPRENDERE

Come sto,
in questo momento?

Cinque brevi autovalutazioni.
Un punteggio per aprire una domanda.

Puoi esplorare il rapporto con emozioni, paura e vergogna, oppure fare un primo screening di ansia e umore. Il risultato è orientativo e non è una diagnosi. Le schede sono rivolte a persone adulte, dai 18 anni. Le risposte restano nel tuo browser, non vengono inviate né salvate dal sito.

Emozioni, paura e vergogna: schede originali di auto-osservazione, non validate come test psicometrici. La somma descrive la frequenza delle esperienze riferite, senza soglie cliniche.

Ansia e umore: screening brevi GAD-2 e PHQ-2, con punteggio da 0 a 6 e indicazione di eventuale approfondimento. Nessun punteggio conferma o esclude da solo un disturbo.

06 / QUALCHE RISPOSTA

Le domande
prima di iniziare.

Anche chiedere informazioni
può essere un primo passo.

Hai un’altra domanda?
Devo sapere già che cosa dire?

No. Puoi partire da un’emozione, da una difficoltà o semplicemente dalla sensazione di aver bisogno di uno spazio per te. Il primo colloquio serve anche a mettere a fuoco la domanda.

Come si svolge il primo colloquio?

È un incontro di conoscenza e ascolto. Puoi raccontare ciò che ti porta a chiedere un aiuto e fare domande. Vengono chiarite le modalità del lavoro, il compenso e le condizioni del possibile percorso.

Quanto dura un percorso?

Non c’è una durata uguale per tutti. Obiettivi e frequenza vengono concordati in relazione alla situazione e ripresi nel tempo, per valutare insieme l’andamento del lavoro.

Ricevi anche bambini e adolescenti?

Sì. Per i percorsi con persone minorenni, il primo contatto permette di chiarire le modalità di avvio, il consenso necessario e il coinvolgimento dei genitori o di chi esercita la responsabilità genitoriale.

Dove si trovano gli studi?

Ricevo su appuntamento in due sedi a Napoli: Via Salita Tarsia 54, 80135 ↗ e Via Mergellina 50, 80122 ↗, presso lo studio del Dott. Giuseppe De Martino, cardiologo. I contatti per Mergellina sono +39 388 142 9763.

La risposta alla rubrica è gratuita?

Sì. Ogni domanda inviata alla Dott.ssa Figlioli riceve una risposta personale, accurata e completamente gratuita via email. Quando la dottoressa lo ritiene utile, può consigliare un approfondimento o un percorso terapeutico. Gli eventuali incontri sono una scelta separata, con modalità e compensi concordati prima dell’avvio.

Come posso conoscere costi e disponibilità?

Scrivimi o chiamami: potremo chiarire il tipo di richiesta, le disponibilità e il compenso prima di fissare l’incontro.

Posso fare terapia online se vivo all’estero?

Sì, attualmente lavoro online anche con persone che vivono fuori dall’Italia. Nel primo confronto valutiamo insieme se e come avviare il percorso dal Paese in cui ti trovi. Concordiamo la lingua, italiano, inglese o francese, e gli orari tenendo conto del fuso, della continuità e della riservatezza degli incontri.

PAROLE LIBERE / ESPERIENZE PERSONALI

Dicono
di me.

Uno spazio per condividere
il proprio incontro con la cura.

Ogni esperienza conserva la voce di chi la vive. Qui puoi lasciare un commento sull’accoglienza e sul percorso, con la libertà di raccontare anche una difficoltà. La partecipazione è volontaria e non influisce sulla cura.

Le esperienze inviate sul sito sono dichiarazioni personali, esaminate prima della pubblicazione. Quando è collegato un originale Google e ne è stata controllata la corrispondenza, trovi il link per leggerlo alla fonte. La presenza su Google non certifica un percorso clinico o l’esito di una terapia.

Caricamento delle testimonianze…

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